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Holiday in Venice
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| HOUSE DEAL CONSULTING Holiday in Venice: L'aspetto di Venezia nel XVI sec. fu pure condizionato dalla vasta attività di scultori come il Sansovino, Tiziano Minio, Danese Cattaneo e soprattutto Alessandro Vittoria, e di pittori come Tiziano, il Veronese e il Tintoretto, ai quali si deve gran parte della fastosa decorazione pittorica di Palazzo Ducale: da ricordare ancora, oltre alle molte pale d'altare in varie chiese, la decorazione di San Sebastiano, eseguita in varie fasi dal Veronese, e quella della scuola grande di San Rocco, imponente complesso di tele del Tintoretto. Il XVIIsec. segnò, per l'architettura veneziana, una fase di transizione. L'unica personalità di spicco fu quella del Longhena, cui si devono la scenografica Santa Maria della Salute e i palazzi Pesaro e Bon, poi Rezzonico, tipici esemplari del barocco veneziano. Un posto a parte occupa la chiesa di San Moisè, la cui facciata (su disegno del Tremignon) rappresenta quanto di più esuberante abbia prodotto il barocco a Venezia. Una parte di scarso rilievo nella fisionomia d'assieme della città ebbero le opere di scultura, in genere opera di artisti non veneziani, come il Mazza (bolognese), il Parodi (genovese) e Giusto Le Court (francese, cui si deve peraltro l'altar maggiore di Santa Maria della Salute, di un gusto berniniano in sintonia con l'architettura del Longhena). Invece fu grandissima l'influenza di questi scultori nella produzione minore (bronzetti, intagli in legno, ecc.), nell'arredamento delle case signorili, come dimostra il Museo di Ca' Rezzonico. Un discorso simile va fatto per la pittura: i vari artisti giunti a Venezia nel corso del Seicento, il Padovanino, Pietro Liberi, Bernardo Strozzi, Domenico Fetti, Johann Liss, operarono soprattutto per i palazzi patrizi, più raramente per le chiese: di modo che incise più profondamente l'attività dei quadraturisti, tra i quali eccelse Giovanni Antonio Fumiani (soffitto di San Salvatore). Nel XVIIIsec. il gusto barocco si esaurì con D. Rossi, autore della chiesa dei Gesuati, mentre si registrò fin dal secondo quarto del secolo una ripresa classicistica di ispirazione palladiana, con il Tirali (facciate di San Vidal e di San Nicola da Tolentino), lo Scalfarotto (Santi Simeone e Giuda, ispirata al Pantheon) e soprattutto il Massari (chiesa dei Gesuati, Santa Maria della Pietà, palazzo Grassi). Tale indirizzo contrasta singolarmente con la leggerezza e la grazia rococò della produzione scultorea del Marinali, del Bonazza, dei Torretti, del Marchiori, autori di leggiadri bassorilievi, e del Brustolon, che fu soprattutto intagliatore in legno; mentre una posizione particolare assunsero il Corradini e il Morlaiter, già volti al neoclassicismo. Ma il tono della Venezia settecentesca venne dato dai pittori, che condizionarono con le loro opere l'aspetto globale degli edifici e dell'arredamento. Grandi pale d'altare si devono a Sebastiano Ricci (in San Giorgio Maggiore), al Piazzetta (in San Filippo Neri, nella chiesa della Fava, ai Gesuati), al Tiepolo (nella sacrestia di San Marco, nella chiesa della Fava, in Sant'Alvise, ai Santi Apostoli), al Bencovich (in San Sebastiano); ma ancora più importante è la decorazione, a olio e a fresco, delle volte delle chiese (Piazzetta nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, Giovan Battista Tiepolo ai Gesuati, nella scuola del Carmine, agli Scalzi) e dei saloni dei palazzi (Giovan Battista Tiepolo in palazzo Labia, il figlio Giovan Domenico a Ca' Reza Tiepolo ai Gesuati, nella scuola del Carmine, agli Scalzi) e dei saloni dei palazzi (Giovan Battista Tiepolo in palazzo Labia, il figlio Giovan Domenico a Ca' Rezzonico). Larga parte ebbe inoltre nell'arredamento l'opera del Longhi e dei vedutisti (Canaletto, Bellotto, Francesco Guardi, autore quest'ultimo anche delle Storie di Tobiolo nella chiesa dell'Angelo Raffaele). |
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