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Casa Venezia
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| HOUSE DEAL CONSULTING Casa Venezia: La fascia costiera e le isole dell'estuario veneto erano già popolate in età romana da modeste comunità di marinai, di pescatori, di salinai, di mercanti, che costituivano le propaggini marittime delle grandi città dell'interno, soprattutto di Padova e di Aquileia, e si avvantaggiavano della loro posizione sulla via più breve tra Aquileia e Ravenna. L'accrescimento della popolazione e la prima organizzazione lagunare derivarono dalla riconquista bizantina dell'Italia occupata dagli Ostrogoti (535-553) e, poco dopo, dall'invasione dei Longobardi (568). Da questo momento, infatti, l'esodo della popolazione dell'interno, attaccata o minacciata dai Longobardi, verso la costa e le isole, protette dai Bizantini, divenne massiccio, e si costituì a Cittanova (sul luogo dell'antica Eraclea) un primo centro preminente sugli altri, residenza di un magister militum bizantino, mentre sopravvivevano, eletti in loco con attribuzioni amministrative, i tribuni maritimi dell'età imperiale. Col progressivo indebolirsi delle posizioni bizantine in Italia, il governo passò tra la fine del VII sec. e gli inizi dell'VIII sec. a un magistrato eletto dalla popolazione locale, il doge (dux), salva sempre la sovranità bizantina, impersonata dall'esarca di Ravenna. Le figure dei primi due dogi, Paoluccio Anafesto (697-717) e Marcello Tegalliano (717-726) rimangono alquanto oscure; il terzo, Orso Ipato (726-737), dopo essersi ribellato a Bisanzio che imponeva l'iconoclastia, si sottomise, ma finì assassinato, e dopo di lui, per cinque anni, caratterizzati da gravi turbolenze, il doge fu sostituito da un magister militum (737-742), strettamente legato all'esarca. Con la restaurazione del dogato (742), il centro politico e amministrativo fu trasferito a Malamocco e, caduto l'esarcato (751), acquistò una sempre maggiore autonomia rispetto a Bisanzio, pur riconoscendone la suzeraineté che offriva il vantaggio dell'appoggio della massima potenza marinara del Mediterraneo a una comunità che viveva del mare. La caduta del regno longobardo e l'avvento dei Franchi (774) determinarono una frattura interna tra i fautori della conservazione della sovranità bizantina e quelli della dedizione a Carlo Magno: prevalsero i primi, e i tentativi del re d'Italia Pipino di conquistare l'estuario fallirono di fronte alla resistenza veneta, appoggiata da Bisanzio (803-810); un successivo trattato tra Carlo Magno e l'imperatore Michele I Rangabé riconobbe la sovranità bizantina su Venezia e Dalmazia (812). Durante questa crisi, o poco dopo, il governo, sotto il doge Agnello (Angelo) Partecipazio I (o Particiaco, 809 o 810-827), fu definitivamente trasferito a Rialto (Rivoalto), dove ebbe inizio lo sviluppo della futura Venezia; secondo la tradizione nell'829 Buono da Malamocco e Rustico da Torcello portarono da Alessandria le reliquie di san Marco evangelista, che divenne il Santo patrono. Nei secc. IXe X l'ordinamento interno si fissò nella forma del dogato elettivo e vitalizio: le aspirazioni dei Partecipazi, dei Candiano, degli Orseolo a renderlo ereditario furono rese vane dall'opposizione di altre famiglie e dalla resistenza popolare. La politica estera fu orientata a stabilire buoni rapporti con l'Impero carolingio (Pactum Lotarii, 840) e a consolidare quelli con Bisanzio, con cui Venezia collaborò efficacemente nella lotta contro gli Arabi; essa intanto difendeva l'Adriatico dagli Slavi (Narentani), che dall'interno ne avevano raggiunto le coste e praticavano la pirateria. Le incursioni magiare in Italia fecero affluire nuovi immigrati alle isole; verso la fine del X sec. Rialto crebbe d'importanza politica ed economica (superando Torcello), e il complesso insulare circostante incominciò a saldarsi a esso. Il commercio di transito tra l'Oriente e l'Occidente, la necessità di rifornimento di viveri e di materie prime (come il legname) e più generali ragioni di sopravvivenza spinsero infine Venezia a una politica di espansione, brillantemente avviata da Pietro II Orseolo (992-1009), che poté stabilire il predominio veneziano sulla Dalmazia, avviando quello sull'intero Adriatico. Il titolo da lui assunto di “duca di Dalmazia e Croazia” significava la sua posizione di delegato dell'Impero bizantino a difesa dei confini. Nell'XI sec. Venezia s'impegnò a fondo con Bisanzio per impedire l'affermazione dei Normanni nelle Puglie e nell'Epiro e ottenne in compenso da Alessio I Comneno i più ampi privilegi coe; a fondo con Bisanzio per impedire l'affermazione dei Normanni nelle Puglie e nell'Epiro e ottenne in compenso da Alessio I Comneno i più ampi privilegi commerciali nell'Impero (crisobolla del 1082). Mantenendosi sostanzialmente neutrale nella lotta delle investiture, ottenne da Enrico IV la libertà di traffico tra l'Italia e la Germania (1095). |
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